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Più dolce del miele

Più dolce del miele

Nella precarietà della vita nel deserto, sono poche le fonti di nutrimento. Qualche pianta grassa, qualche piccolo animale. E poi, il miele selvatico (cfr. Mc 1,6). Lungo il cammino del nostro esodo quaresimale, iniziamo già a gustare le primizie della Terra promessa. “Terra dove scorrono latte e miele” (Es 13,5). Assaporando sempre più quanto è amaro il gusto del peccato. E quanto è dolce invece la vita di grazia. Per questo, attratti dalla luce della Pasqua, accesi di nostalgia di salvezza, cantiamo che stare con Dio “è più dolce del miele” (Sir 24,20).

La nostalgia di Dio. È forse l’unica forza che riesce a scardinarci dalle nostre comode e annoiate sicurezze. Per metterci in cammino. Un cammino di ricerca, spesso ansiosa, che ci porti a trovare o a ritrovare il Signore. Lo smarrimento di Gesù a Gerusalemme, su cui abbiamo meditato nel Sesto Mercoledì di san Giuseppe, è icona formidabile di questo cammino. Una ricerca densa di angoscia per Giuseppe e Maria (cfr. Lc 2,48). Ma coronata dalla gioia del ritrovamento. E dal tema della ricerca p. Francesco ha preso spunto per suggerire tre “luoghi” in cui san Giuseppe ha cercato e trovato Dio: le domande inquietanti, il rischio del cammino e la contemplazione di Gesù. Tre situazioni che facilmente possiamo riprodurre nella nostra vita quotidiana. Per trovare sempre più facilmente quel Dio che è “più dolce del miele”.

Le piaghe di Cristo sono le fenditure della roccia da cui sgorga in abbondanza il dolcissimo miele della salvezza: così san Bernardo e molti antichi padri amavano descrivere la Passione. E a questa fonte di salvifica dolcezza abbiamo attinto in abbondanza nel quarto Venerdì di Quaresima, vissuto con gli amici dell’Associazione del Rosario perpetuo. Una lunga e intensa sosta di preghiera tra i mille impegni della vita quotidiana. In cui abbiamo contemplato Gesù sofferente attraverso una Via Crucis un po’speciale, perché incastonata, come perla preziosissima, all’interno dei misteri dolorosi del Rosario. Una pratica già sperimentata in varie diocesi d’Italia con l’approvazione dei rispettivi vescovi. Ad ogni stazione ci siamo inginocchiati davanti al grande Crocifisso della nostra cappella, senza stancarci mai di contemplare quelle piaghe da cui siamo stati guariti (cfr. 1Pt 2,24). Per poi gustarne in pienezza i frutti nella celebrazione eucaristica.

Gioia e dolcezza. Con queste parole è iniziata la Terza domenica di Quaresima, la Domenica Laetare, pregustazione di letizia pasquale. “Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia”. Sono le parole struggenti del Salmo. Che dà voce alla profonda nostalgia del popolo esiliato, nutrita dal ricordo di Gerusalemme ormai lontana: “Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion” (Sal 137,1). Su questo tema p. Santo Donato ha costruito una splendida catechesi. Introdotta da un excursus sulla travagliata storia del popolo d’Israele. Segnata da una dinamica di grazia, peccato, pentimento e salvezza. In questa storia si rispecchia anche la nostra vita personale: «Hai mai sperimentato il peccato? E quali sono i frutti del peccato? Il peccato rende tristi! Il peccato separa l’uomo, lo rende un’isola. Toglie la pace, fa sperimentare angoscia, nervosismo, depressione».

Ma sui fiumi di Babilonia – simbolo del peccato – il popolo si ricorda di Sion: «Chi ha fatto esperienza di Dio non può mai dimenticarsi di quando era in grazia, nella gioia, in piena comunione con il Signore. E com’era bello…!». Benedetta nostalgia! È vero, il peccato può darci un certo piacere. Ma è un piacere con i minuti contati. Quella falsa dolcezza si trasforma presto in amarezza: “Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio” (Ger 2,19). Stare con Lui invece è “più dolce del miele” (Sir 24,20). È una dolcezza che possiamo gustare soprattutto attraverso la confessione. «Dobbiamo togliere dall’anima non solo il fango, ma anche la polvere. Cioè i peccati più piccoli. Quando il sacerdote alza la mano e dice: “Io ti assolvo dai tuoi peccati”, quei peccati non esistono più. In quel momento l’anima viene ricreata, riceve la veste bianca del Battesimo! Crediamo in Gesù, in Dio-Misericordia, che è più grande del nostro peccato».

Anche p. Francesco è partito da un’immagine dell’Antico Testamento, citata da Gesù stesso nel dialogo con Nicodemo (cfr. Gv 3,14): il serpente di bronzo. «Perché il Signore chiede a Mosè di fabbricare proprio un serpente, cioè quell’animale che stava facendo morire gli Israeliti? (cfr. Nm 21, 4-9). Perché è solo guardando in faccia i tuoi peccati, le tue fragilità, che potrai chiedere aiuto al Signore per esserne liberato». Il “miele” nel deserto: un’esperienza scelta anche dal gruppo giovani AC di Villa san Giovanni (parrocchia Maria SS. del Rosario). Attraverso una giornata completamente dedicata all’ascolto della Parola. Dalla catechesi di sor. Francesca Schiavone al lungo tempo di riflessione personale, dalla s. Messa alle confessioni e alla condivisione conclusiva. Per gustare “com’è buono il Signore” (Sal 34,9) e “com’è dolce stare con i fratelli” (cfr. Sal 133,1).

Lasciamo una volta per tutte i “fiumi di Babilonia” (cfr. Sal 147,1). E decidiamoci a tornare a Gerusalemme! Rinunciamo una volta per tutte all’effimera dolcezza del peccato. Per gustare la dolcezza vera, quella che non stanca mai. Quella che renderà anche il nostro cuore, le nostre relazioni, persino le nostre croci… più “dolci”. Nei nostri deserti già germoglia la gioia della Pasqua!

Orari

Sante Messe Domenicali

8.30
10.30
18.00


Preghiera quotidiana

La Fraternità accoglie quanti desiderano unirsi
alla preghiera comunitaria

6.30 Lodi e Santa Messa
(Lunedì ore 7.00)
12.00 Ora media e Santo Rosario
16.30 Vespri, Adorazione eucaristica e Santo Rosario

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