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Saliamo sul monte

Saliamo sul monte

Siamo in pieno deserto. Stiamo affrontando il combattimento della Quaresima. Ma all’improvviso arriva un conforto. Una sosta imprevista. Nell’immensa distesa di sabbia, si staglia un monte. Sulla vetta, ci attende una divina sorpresa: Lui, il Maestro, si riveste di luce. Il suo volto brilla come il sole (cfr. Mc 9,2-10). È preludio di Pasqua. È annuncio di resurrezione. Ma per godere di questo dono, è necessaria fatica, impegno e coraggio. È necessario salire.

Salire. È quello che ha fatto san Giuseppe. Che insieme a Maria, sua sposa, è salito fino al grande Tempio di Gerusalemme per presentare il piccolo Gesù (cfr. Lc 2,22-40). Questo il passo del Vangelo che ci ha accompagnati nel quarto Mercoledì dedicato al nostro caro santo. E ci siamo accorti che questo padre putativo, apparentemente in ombra rispetto alle altre figure, spicca in realtà come vero padre giuridico di Gesù. Colui che ha aiutato il Figlio di Dio a sviluppare pienamente la propria umanità.

Salire. È quello che ha fatto Gesù per la via dolorosa. Su, fino al Calvario. E anche noi abbiamo percorso una salita, su per i viali della Cittadella. Dalla grotta di Lourdes fino alla Cappella delle Anime del Purgatorio, presso cui si trova l’ultima stazione della Via Crucis. Con gli amici del Pio Sodalizio, ci siamo profondamente immedesimati nel dramma di salvezza vissuto da Gesù. Un vento tagliente e un cielo denso di nubi scure hanno idealmente riproposto le condizioni atmosferiche di quel Venerdì Santo, in cui “si fece buio su tutta la terra” (Lc 23,44). E poi di nuovo in discesa, al canto delle Litanie dei Santi, secondo l’antica tradizione della “Statio” romana, fino alla Cappella in cui è stata celebrata la S. Messa.

Salire. È quello che ha fatto Abramo, con sofferenza indicibile, pronto a sacrificare il figlio sul monte Moria. Questo il brano proposto dalla Liturgia nella Seconda Domenica di Quaresima (cfr. Gen 22,1-18). Ponendolo in rapporto speculare con l’ascesa al monte della Trasfigurazione (cfr. Mc 9,2-10). Ma anche con la salita di Gesù al Calvario. È proprio su questo parallelismo che p. Santo Donato si è soffermato nella sua catechesi: «Ad Abramo viene chiesta una fede grande. Ma più grande è la fede chiesta a Maria. Infatti se il sacrificio di Isacco non si compie, grazie all’intervento dell’angelo, Maria vedrà consumarsi l’olocausto del Figlio sulla croce. E riceverà nel suo cuore affranto il colpo di lancia che non poteva più arrecare dolore a Gesù». Una meditazione che ci prepara a rivivere la Passione di Cristo, con cuore ardente di amore e riconoscenza.

Salire. Per sperimentare la bellezza di stare con Gesù. «L’esperienza del Tabor ci ricorda l’importanza della preghiera personale, fatta di intimità col Maestro», ha commentato p. Francesco. E ha offerto una ricca spiegazione delle varie figure del brano evangelico – Mosè, Elia, la nube, le tende – alla luce delle pagine dell’Antico Testamento.

Salire. Per stare insieme a Gesù e insieme tra noi. Salire alla Cittadella dell’Immacolata per trovare acqua fresca e pane sostanzioso. Per ritemprare le forze nel cammino bello e faticoso della vocazione matrimoniale. È quello che hanno fatto circa 70 coppie di sposi, provenienti dalle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Cosenza e Messina. Come numerosi altri pellegrini, hanno sfidato il tempo inclemente pur di arrivare “in cima al monte” e contemplare il volto luminoso di Cristo. Dopo un’affettuosa accoglienza, ha avuto inizio la catechesi di p. Antonio Carfì: “Il deserto fiorirà. Dal tentatore al Liberatore”. Partendo dal deserto. Luogo di prova, sete e stenti. Ma anche di grazia se vi si entra, come Gesù, “sospinti dallo Spirito” (cfr. Mc 1,12). E proprio lo Spirito Santo ha smascherato e smontato, una dopo l’altra, le numerose suggestioni con cui il Maligno tenta di avvelenare ogni coppia, fino alla drammatica rottura. Pensieri negativi generati dai sette vizi capitali, che si declinano in convinzioni e comportamenti apparentemente innocui, quasi banali, e che lentamente inquinano la convivenza quotidiana.

E poi, la bella notizia, antidoto divino al veleno satanico. La Parola di Dio, letta e meditata insieme ogni giorno; la Confessione frequente; il dialogo, il perdono, il confronto con un padre spirituale. Soprattutto l’Eucarestia, fonte e modello della reciproca donazione degli sposi. E proprio a Gesù Eucarestia abbiamo rivolto i nostri sguardi: a Lui, Sposo di ogni coppia-sposa. L’unico che può far fiorire i nostri deserti trasformandoli in meravigliosi giardini. Ecco perché ad ogni coppia è stato consegnato il seme vivo della Parola di Dio, scritta su bustine piene di semi da piantare insieme. Segno di nuova fecondità per la vita matrimoniale.

Nella celebrazione eucaristica p. Antonio ha riletto il brano della Trasfigurazione in chiave sponsale. A partire dalle figure di Mosè ed Elia. Mosè, la Legge. Prefigurazione della nuova legge dell’amore, di cui gli sposi sono icona vivente: «Il primo comandamento consegnato a Mosè è quello di fare memoria della liberazione dall’Egitto (cfr. Es 20,2). Cari sposi, fate memoria della storia che Dio ha fatto con voi! Di questo Dio liberatore che si è manifestato nella vostra storia d’amore attraverso fatti concreti». E poi Elia, la profezia. «Cari sposi, voi siete i profeti del terzo millennio. Il vostro amore è profezia! L’amore, se condiviso, moltiplica quel poco che avete. Se condividete, nonostante tutto, il vostro amore, allora diventate Eucarestia: l’uno per l’altra, e per il mondo che vi circonda».

Una condivisione che si è prolungata con l’agape fraterna nel pranzo insieme. E poi nelle risonanze, tra cui è prevalsa la gratitudine per la splendida esperienza vissuta. Un’esperienza che si ripeterà presto, grazie al percorso “Nozze di Cana”: un itinerario formativo per gli sposi, che ogni mese si ritroveranno tra le braccia accoglienti di Maria, nella sua Cittadella, per ravvivare ogni giorno di più la freschezza del loro amore.

Salire alla Cittadella è un’esperienza che hanno vissuto anche i giovanissimi della parrocchia “Maria SS. di Porto Salvo” di Cannitello (RC). Hanno trascorso una giornata di formazione, preghiera e allegria con i Fratelli e Sorelle che li accompagnano nel cammino di crescita umana e spirituale.
Salire, dunque. Salire sempre. Salire con coraggio. Senza paura. Senza lasciarsi scoraggiare dal vento contrario, o dai mille ostacoli del cammino. La nostra salita arrivi fino alla sua meta. E sarà Pasqua: preludio di Cielo nella nostra fragile giornata terrena.

Orari

Sante Messe Domenicali

8.30
10.30
18.00


Preghiera quotidiana

La Fraternità accoglie quanti desiderano unirsi
alla preghiera comunitaria

6.30 Lodi e Santa Messa
(Lunedì ore 7.00)
12.00 Ora media e Santo Rosario
16.30 Vespri, Adorazione eucaristica e Santo Rosario

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