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Tra le braccia del padre

Tra le braccia del padre

La dolcezza e la fermezza delle braccia paterne: un’immagine, o meglio una dolce sensazione impressa nel più profondo della memoria. Un senso di protezione e di sicurezza che ha nutrito lo sviluppo della nostra personalità. Ma spesso l’esperienza della paternità umana può portare con sé i limiti della fragilità, dell’instabilità, se non addirittura dell’assenza. Ecco allora che il Padre Celeste, fonte e modello di ogni paternità, ci dona un padre incomparabile. Un padre forte, giusto e tenero. Il padre terreno che Lui stesso ha scelto e plasmato perché potesse accogliere tra le braccia il suo Figlio: Giuseppe. Primo e ineguagliabile tra i santi innamorati di Maria. Primo e ineguagliabile tra i santi che incessantemente si prendono cura di noi. Con vero amore di padre.

Per noi Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata la devozione a san Giuseppe non ha nulla di formale. È tutta intessuta di un amore autentico, che sgorga spontaneo e cristallino dal cuore di chi si è consegnato totalmente alla Vergine Santa. Perché è lei, dopo Gesù, che più di tutti sulla terra ha amato di amore tenero e intenso il suo castissimo sposo. Ed è lei che ogni giorno ci insegna a conoscerlo e ad amarlo sempre di più, con cuore di figli. Ecco perché da tempo condividiamo questo amore con i tanti pellegrini che frequentano la Cittadella. E quest’anno i Sette Mercoledì in suo onore si sono trasformati in un vero e proprio percorso formativo, che culminerà con la consacrazione a san Giuseppe il 19 marzo. Mercoledì 31 gennaio i numerosi iscritti hanno ricevuto un piccolo vademecum di preghiere a s. Giuseppe, come sussidio per la preghiera personale e comunitaria.

Con il Rosario meditato sui Vangeli dell’infanzia abbiamo ripercorso alcune tappe della vita di Giuseppe. Per poi immergerci nella Liturgia eucaristica, con Letture proprie che di mercoledì in mercoledì ci aiuteranno a conoscerlo sempre meglio. P. Francesco ci ha ricordato che la Chiesa riserva a san Giuseppe la “protodulìa”, ossia un primato di venerazione tra tutti i santi. E commentando il suo proposito di ripudiare in segreto Maria (cfr. Mt 1,18-19), ha osservato: «Questo è vero amore! Giuseppe, pur di salvare la sua sposa dalla lapidazione prescritta dalla legge mosaica, progetta di scappare di nascosto, addossandosi così la colpa di quella gravidanza irregolare e apparendo agli occhi di tutti come un empio». Un esempio sublime che ci interroga sulla qualità del nostro amore al prossimo.

E ancora tra le braccia di san Giuseppe ci siamo posti venerdì 2 febbraio. Perché, come Gesù, ci siamo lasciati presentare al Tempio proprio da lui, suo padre putativo, insieme alla Vergine Maria (cfr. Lc 2,22-24). La festa comunemente chiamata la “Candelora” è stata per la prima volta aperta ai pellegrini della Cittadella. Che si sono radunati con gioia anche per fare corona a noi consacrati, a cui questa giornata è dedicata in modo speciale per volontà di san Giovanni Paolo II. La liturgia ha visto sfavillare innumerevoli candele nell’oscurità della cappella. Riportandoci alla gioia della notte di Natale, ma anche anticipando la luce sfolgorante della notte di Pasqua.

Vero ponte tra Incarnazione e mistero pasquale, la “festa dell’Incontro” – così la chiamano i nostri fratelli orientali – ci ha mostrato il piccolo Gesù tra le braccia di Maria e Giuseppe e poi del vecchio Simeone. In quel momento solenne il piccolissimo Cuore del Bambinello batteva più forte. Per l’amore oblativo con cui si già offriva vittima al Padre per la nostra salvezza. E proprio questo dolcissimo Cuore abbiamo adorato nel Pane eucaristico dopo la Messa. Nel Primo Venerdì del mese, che provvidenzialmente coincideva con questa festa di luce.

Braccia forti di padre risollevano dalla malattia una donna. E tantissime altre persone, afflitte da vari mali fisici e spirituali (cfr. Mc 1,29-39). Sono le braccia paterne e amorevoli di Gesù, immagine del Padre (cfr. Col 1,15). Che nel Vangelo di domenica 4 febbraio – 46ª Giornata Mondiale per la Vita – abbiamo contemplato come Medico delle anime e dei corpi. E proprio il tema della malattia è stato al centro della catechesi di p. Santo Donato. Che ha esordito con un’affermazione insolita: «Dio è malato». Sì: Colui che è il Signore della vita, Colui che ha il potere di sanare ogni ferita, è affetto da una malattia incurabile. «Questa malattia è l’amore». E ripercorrendo la storia della salvezza a partire dalla Creazione, il Custode della Cittadella ci ha ricordato una realtà a cui raramente pensiamo: «Tu sei eterno! Tu non morirai mai! La tua anima è immortale, e alla fine dei tempi anche il tuo corpo risorgerà per una vita senza fine». Ecco perché aborto ed eutanasia per noi cristiani sono peccati gravissimi contro la vita. P. Francesco si è concentrato sulla figura della suocera di Pietro, guarita dalla febbre: «La febbre simboleggia tutte quelle passioni negative che si oppongono in noi ai desideri dello Spirito (cfr. Gal 5,17). E il servizio a cui subito la donna si dedica dopo la guarigione ci ricorda che anche noi, una volta guariti da Gesù, siamo chiamati a servire con amore i nostri fratelli».

Di questo servizio sono icona speciale i consacrati. Quasi a prolungare la gioia della Giornata per la Vita Consacrata, celebrata in Cattedrale il 1°febbraio, abbiamo ricevuto in questi giorni una graditissima visita. Le religiose Salesiane di Reggio-Modena hanno trascorso un pomeriggio alla Cittadella, accompagnate dalla Direttrice suor Giuliana Luongo, Responsabile dell'Ufficio diocesano di pastorale giovanile. È stato bello condividere la preghiera comunitaria, la visita alla Cittadella e un momento di fraternità, denso di quell’allegria che è tipica della spiritualità salesiana. Ad unirci profondamente, l’amore per s. Giovanni Bosco. Uno dei “santi del cuore” per noi Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata. E in particolare per p. Santo, che con grande gioia ha condiviso con le suore il ricordo di alcuni episodi della vita del santo.

Tra i numerosi fedeli accolti questa settimana, il “Gruppo del Rosario” di Reggio Calabria e, da Melito Porto Salvo, l’associazione Piccola Opera Papa Giovanni Casa Famiglia “Francesco Falco”. Siamo stati insieme tra le braccia del padre. Di san Giuseppe, padre putativo di Gesù. Di san Giovanni Bosco, grande amante dei giovani. E soprattutto tra le braccia del Padre Celeste, contemplato nel volto di Cristo (Gv 14,8). Tra questa braccia, nessun timore. Ogni prova, sul piano personale o collettivo, non sia più fonte di sgomento e disperazione. Ma ravvivi in noi la fede e la preghiera. Perché tutta l’umanità, entrando in questo infinito abbraccio paterno, abbandoni una volta per tutte le armi. E scopra la bellezza della fraternità universale.

Orari

Sante Messe Domenicali

8.30
10.30
18.00


Preghiera quotidiana

La Fraternità accoglie quanti desiderano unirsi
alla preghiera comunitaria

6.30 Lodi e Santa Messa
(Lunedì ore 7.00)
12.00 Ora media e Santo Rosario
16.30 Vespri, Adorazione eucaristica e Santo Rosario

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