5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

10 Febbraio 2026 - Martedì

10 Febbraio 2026 - Martedì

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Questa mattina Gesù denuncia uno dei pericoli più grandi ed insidiosi che potrebbero annidarsi nelle nostre pratiche spirituali: l’ipocrisia. Chi è l’ipocrita? Nel teatro dell’Antica Grecia l’ipocrita era la maschera che l’attore indossava per interpretare un personaggio. Potremmo dire, uno strumento necessario per una messinscena. Tutto vuole il Signore da noi tranne che la nostra relazione con Lui sia una “recita”. Potrebbe essere rivolto a me questo monito severo che i profeti rivolgevano al popolo: «Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me» (Isaia 29,13). È il cuore che Gesù vuole da noi e non una maschera; un’interiorità autentica anche nella sua povertà piuttosto che atteggiamenti esteriori falsi, non autenticamente “nostri”. Ma perché proprio negli ambienti religiosi il rischio dell’ipocrisia è più accentuato? Probabilmente perché si ha paura di Dio! Si pensa che nel porsi alla Sua presenza nella preghiera occorra presentarsi a Lui come persone “brave”, “buone”, “credenti e osservanti” altrimenti non ci accoglie. Dimentichiamo evidentemente ciò che Gesù ha detto apertamente: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Marco 2,17). Gesù preferisce mille volte un cuore che riconosce umilmente il proprio limite e i peccati perché questa è la nostra reale condizione umana, piuttosto che atteggiamenti da persona perfetta e santa (che non sono!). È dal cuore che Gesù vuole (ri)partire per fondare la Sua relazione con noi sull’unica cosa che gli interessa realmente: l’amore! La verità e non le finzioni religiose sono ciò che permette ancora oggi a tanti uomini e donne di incendiare il mondo con il fuoco dell’Amore di Dio! Il monito è forte anche e soprattutto per noi, discepoli del Terzo Millennio: è più facile organizzare la nostra vita spirituale intorno ad una minuziosa precettistica piuttosto che fondarla sulla stupenda libertà del cuore che nasce dall’Amore di Dio riversato nei nostri cuori; è ciò che afferma l’Apostolo Paolo: «La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Romani 5,5). Gesù mette in evidenza il pericolo di ieri, di oggi e di sempre che insidierà la vita dei credenti: «Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Si possono fare mille attività religiose “trascurando il comandamento di Dio». E qual è il Comandamento? Non ci possiamo sbagliare: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso» (Luca 10,27). Dall’Amore di Dio per noi dobbiamo ripartire sempre! Senza questo amore i nostri digiuni, le penitenze, le mortificazioni, le quaresime e i pellegrinaggi ai luoghi santi servono a ben poco e più che dare gloria a Dio servono a noi stessi per illuderci di essere amici di Dio! Senza l’amore diventiamo «come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita» (1Corinzi 13,1). Da qui la preghiera quotidiana: “Signore aiutaci ad amarTi, ad amarci e amare gli altri col Tuo stesso Cuore”.

Caro Gesù,
quante maschere
indossiamo ogni giorno:
con gli altri, per paura
di non essere accettati;
con noi stessi,
perché non ci vogliamo bene;
perfino con Te, perché pensiamo
che i nostri limiti e peccati
Ti scandalizzino
e Ti tengano lontano da noi!
Quanta ipocrisia e maschere
anche nei nostri ambienti ecclesiali,
quanti paludamenti farisaici
e quanta ricerca dei primi posti,
dimenticando che Tu
ti sei fatto Ultimo,
per Amore, per amare noi,
ultimi e poveri.
Dimenticando che Tu sei Amore
e sei venuto a cercare tutti quelli
che ci perdiamo
ogni giorno nel non-amore,
nel non amare come vuoi Tu!
Aiutaci a ripartire
non dai “precetti”,
ma dal Comandamento
che dà veramente
la misura di chi sei Tu
e di chi siamo noi:
«Amatevi gli uni gli altri
come io ho amato voi».
E dinanzi alla delicatezza
dell’Amore che è entrato
nella nostra carne
e si è lasciato crocifiggere
cadranno le maschere
e saremo finalmente autentici
accettando la nudità
delle nostre povertà
per essere rivestiti
solo di Te
e accetteremo le povertà dei fratelli,
senza più giudizi taglienti.
Sì, e finalmente faremo pace
con noi stessi e con gli altri.
Niente più maschere,
così potremo rivelare
attraverso le rughe dei nostri volti
la bellezza del Tuo Volto.
E una pace infinita
accompagnerà i nostri giorni.

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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