5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

7 Luglio 2024 - Domenica

7 Luglio 2024 - Domenica

Carissimi Amici, buongiorno a tutti e buona Domenica! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Oggi si incontrano due forme di stupore. Una è quella dei compaesani di Gesù, di coloro che lo hanno visto bambino e poi giovane e poi adulto. Pensano di sapere tutto di Lui e si scandalizzano della sapienza e dei segni miracolosi che compie. Si scandalizzano della sua umanità, della vita ordinaria trascorsa con loro nei trent’anni precedenti. E si domandano: come può un Dio essere così “umano”?
Forse in questo atteggiamento scandalizzato ci siamo anche noi, i discepoli del Terzo Millennio che ci illudiamo di sapere tutto di Lui. Vorremmo che Dio si manifestasse sempre con la Sua onnipotenza, che facesse continuamente miracoli strabilianti, che svuotasse gli ospedali e anche i cimiteri. Forse Gli stiamo chiedendo di creare il Paradiso sulla terra! Mentre Gesù ci ha parlato del Regno che, sì, inizia già su questa terra, ma la cui realizzazione piena e definitiva sarà solo nella Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 21).
I nazaretani di allora e noi cristiani di oggi ci scandalizziamo forse di un Dio “troppo umano”, vorremmo che ci togliesse le fragilità e le debolezze; che ci rendesse forti per affrontare sempre a viso aperto tutte le battaglie (e vincerle, ovviamente…). Invece Gesù ci scandalizza perché non toglie la nostra debolezza, ma si nasconde in essa! Mentre noi cerchiamo i segni della Sua presenza nei miracoli e nelle manifestazioni della Sua onnipotenza, Lui si nasconde nelle nostre ferite! Mentre noi gridiamo con l’Apostolo Paolo: “Signore togli le nostre spine…”, Lui risponde anche a noi: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (cfr. 2Corinzi 12,7-10).
Ecco la novità rivoluzionaria del Vangelo! Il Dio rivelato da Gesù Cristo, Padre Suo e Padre nostro, ha sposato le nostre povertà, fragilità, debolezze; non è venuto a toglierle, ma a farci guarire attraverso di esse. È fondamentale comprendere questo altrimenti continueremo a scandalizzarci del male e della sofferenza che aggrediscono le nostre esistenze e penseremo che proprio perché si manifestano queste debolezze vuol dire che Dio non esiste o se esiste non si occupa di noi, ci trascura, ignora il nostro grido di dolore. O addirittura Lo accusiamo di essere la causa delle nostre lacrime. Allo stupore scandalizzato dei nazaretani (e forse nostro…) si contrappone lo stupore di Gesù: «E si meravigliava della loro incredulità».
Chiediamo oggi più che mai il dono della fede! Una fede che diventi finalmente fiducia e certezza che Gesù condivide tutto di noi e che vuole solo il nostro bene, per il tempo e per l’eternità.

Caro Gesù,
la nostra incredulità Ti stupisce!
Eppure hai invitato Tommaso a mettere le sue mani
nelle Tue piaghe aperte per amore
e l’hai supplicato: “Non essere più incredulo, ma credente”.
Ma ancora oggi,
dopo duemila anni di cammino sulle Tue orme,
sulle quali si sono formati
santi, martiri e beati,
ci scandalizziamo della Tua Umanità.
Ci sembri a volte un Dio debole,
che non sa vincere il male e le sofferenze,
che fa morire ancora innocenti e giusti,
che non sa impedire le guerre e le violenze.
Non abbiamo capito che il Tuo Amore
prima di farci diventare come sei Tu,
ha portato Te a diventare come noi.
E questo perché ami la nostra umanità!
Non abbiamo capito che Tu
hai sposato le nostre debolezze,
che Ti nascondi dentro le nostre ferite,
che abiti le nostre povertà,
che tutto ciò che siamo Tu lo ami alla follia.
E allora benedette le nostre ferite
perché vi verserai l’olio della consolazione;
benedette le nostre piaghe materiali e morali
perché assaggeremo il vino nuovo della speranza;
benedetti perfino i nostri peccati
che provocheranno non la Tua ira,
ma la Tua Misericordia
che trasformerà i nostri cuori.
Noi crediamo, Gesù!
Ma Tu aiutaci nelle nostre incredulità!

Buona domenica a tutti! La Mamma Celeste cui benedica e sorrida sempre!

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