5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

10 Gennaio 2024 - Mercoledì

10 Gennaio 2024 - Mercoledì

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Marco – Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Il Vangelo di oggi ci offre uno spaccato di una giornata tipica di Gesù. Mi colpisce una cosa: «Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea» dove si trovava la suocera di Pietro ammalata.
La sinagoga era il luogo in cui si ascoltava e spiegava la Scrittura e si pregava. Gesù appena finito il commento della Parola nella sinagoga subito si reca da una persona ammalata, quasi a volerci dire che o il nostro rapporto con la Parola e la preghiera diventa servizio d’amore oppure c’è da dubitare che abbiamo davvero incontrato e accolto Dio nella preghiera personale o comunitaria.
Gli esseri umani tendiamo ad accentrarci su noi stessi, quasi come conseguenza di una “forza centrifuga” frutto del peccato originale: tendiamo a concentrarci “sull’ombelico” della nostra vita e perdiamo di vista l’orizzonte e il contesto in cui viviamo. La preghiera autentica invece ci decentra da noi stessi, perché ci apre al dialogo con Dio e alla relazione con gli altri e ci spinge “costringe” ad uscire da noi stessi per andare verso gli altri. E c’è un avverbio che ci racconta l’urgenza della carità che Dio mette nei nostri cuori quando sono aperti alla vita: “subito”. Chissà perché quando si tratta di cadere nella tentazione spesso cediamo “subito”, mentre invece quando dobbiamo fare la carità ci pensiamo mille volte…
E poi c’è la suocera di Pietro immobilizzata a letto che appena guarita si mette anche lei subito al servizio di Gesù e dei discepoli. È l’icona dell’uomo “febbricitante”, incapace di porre la propria vita al servizio degli altri. Cosa ci paralizza, di quale febbre si tratta? Potremmo citare tante “malattie” che ci affliggono. Innanzitutto l’insaziabile egoismo per cui il mio interesse e benessere viene prima di qualsiasi altra cosa.
Altra malattia paralizzante è l’orgoglio che mi fa sentire superiore a tutto e a tutti. Ancora: il giudizio tagliente che mi fa costruire steccati fra me e coloro che io (e solo io) reputo “degni” della mia attenzione, mentre il Vangelo ci ricorda che in ogni essere umano è presente Gesù (cfr. Matteo 25,31-46). Altre volte mi paralizzano le delusioni provate nelle relazioni che mi portano a provare sfiducia verso chiunque e mi bloccano nel desiderio di donarmi. E potremmo continuare a lungo…
Una cosa è certa: Gesù fa alzare la suocera di Pietro “prendendola per mano”. Quanto è bello questo particolare: Gesù è davvero vicino a noi e con l’Incarnazione ha voluto “toccare” la nostra natura umana, ha voluto indossarla come un vestito per immettere dal di dentro la Sua Vita divina. Chiediamo a Gesù la grazia di non avere paura di farci vicini al nostro prossimo e di fare della nostra vita una diaconia di amore verso tutti.

Caro Gesù,
quante volte anche noi
ci ritroviamo a letto febbricitanti, paralizzati
e non si tratta dell’influenza o del covid,
ma di virus ancora peggiori e letali
perché ci lasciano vivi,
ma senza più la voglia
di viverla davvero la nostra vita,
di esserne protagonisti.
A volte è il virus dello scoraggiamento
perché non ci accettiamo così come siamo.
Altre volte è il virus della paura:
degli errori del passato;
dell’oggi e del futuro.
Altre volte è il virus della sfiducia:
tante volte ci abbiamo provato
a liberarci dei nostri difetti,
e dopo lotte estenuanti
ci siamo ritrovati più fragili di prima.
Molte volte ci paralizzano le delusioni
per amicizie “eterne”
troncate con un messaggio;
per amori nei quali abbiamo dato tutto noi stessi
salvo ritrovarci con le mani e il cuore vuoti.
Prendici per mano, Gesù,
rialzaci dalle nostre morti interiori,
rinvigorisci le nostre menti stanche
con il soffio potente della Tua Parola
che spazza via le nebbie delle paure e dei dubbi.
Aiutaci a fare della nostra vita un capolavoro,
come lo hai sognato Tu,
dove i nostri limiti e le nostre povertà
non sono più un ostacolo alla gioia,
ma trampolini di lancio,
luoghi dove sperimentiamo la Tua misericordia.
E ci ritroveremo finalmente in piedi,
consapevoli che solo quando impareremo
a dimenticare noi stessi,
per donarci agli altri e alla vita
saremo veramente felici!

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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