5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

17 Dicembre 2023 - Domenica

17 Dicembre 2023 - Domenica

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Giovanni – 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

“Tu chi sei?”: è la domanda esistenziale più potente ed importante che ci sentiamo porre molte volte nel corso della giornata dagli altri per svariati motivi, ma a volte anche noi stessi ci interroghiamo sulla nostra identità, in momenti di crisi o di particolare riflessione.
Il Battista questa mattina ci consegna degli elementi indispensabili per provare a rispondere nel modo più autentico possibile. Infatti la prima cosa che ci chiede di fare è di spogliarci delle maschere! Per ben tre volte il Battista risponde: “Io non sono…”. Corriamo sempre tutti il rischio di indossare delle maschere.
Sarebbe interessante a tal riguardo rileggerci il bellissimo romanzo di Luigi Pirandello: Uno, nessuno e centomila nel quale si affronta il tema della molteplicità delle identità, esaminando come la percezione di noi stessi sia influenzata dalle opinioni e dalle aspettative degli altri. E probabilmente è successo o sta succedendo anche a noi. Per fare emergere la mia vera identità in tutta la sua bellezza e complessità devo innanzitutto accettare la mia fragilità e creaturalità.
Se l’“Io sono” è il Nome di Dio (cfr. Esodo 3,14), dire “io non sono…” significa innanzitutto riconoscere la nostra creaturalità, il nostro non essere il dio-della-nostra-vita. Sembrerebbe scontato eppure non è così: quante volte viviamo avendo come legge solo il nostro “io” e costruendo ogni cosa intorno a questa monosillaba così obesa e presuntuosa. Allora solo se avremo il coraggio di liberarci dalle maschere indossate per paura del giudizio degli altri o del nostro auto-giudizio (o troppo “morbido” o troppo “duro”) potremo finalmente vedere risplendere nel pozzo della coscienza il nostro vero volto! E la cosa bella è che sarà proprio il Vangelo ad offrirci le chiavi di questo pozzo: “Io sono voce” dice il Battista. Bellissimo! “Voce” e non “parola”, perché la Parola è Dio! Ma noi facciamo parte di questo “Discorso” (in greco Logos/Verbo) in qualità di figli. Chi siamo allora? Siamo figli! Figli di Dio che possono chiamare Dio: Padre nostro.
La nostra identità al di fuori della “figliolanza” è già un’identità incompleta, frastagliata, problematica. Chi mi permette di capire chi sono è proprio Dio che si rivela come Padre, per cui la mia origine è da Lui. Non veniamo “dal caso”, “dal destino”, “da misteriose congiunzioni astrali” o “complesse elaborazioni chimiche”, è tutto molto più semplice: siamo figli di Dio, figli di un Suo progetto.
Potremmo dire alla luce del Vangelo di oggi che ognuno di noi è una sillaba dell’immenso vocabolario d’Amore col quale il Padre parla all’umanità di ogni tempo. Sì, siamo solo una sillaba, mancando la quale però il Suo discorso sarebbe incompleto.

Caro Gesù,
chissà quante volte
ci siamo sentiti rivolgere dagli altri
questa domanda: “tu chi sei?”.
Chissà quante volte ce la siamo posta noi stessi
tutte le volte che abbiamo conosciuto
il sapore salato delle sconfitte,
le calde lacrime della delusione,
il freddo insopportabile della solitudine.
Non Te lo neghiamo, tanto Tu lo sai benissimo,
viviamo in un mondo “liquido”,
contraddittorio, che cambia
ad una velocità insostenibile
per i nostri sentimenti ancora belli, ma tanto fragili.
Quante maschere indossiamo
per paura di non piacere agli altri,
di non essere abbastanza performanti,
di non essere “all’altezza” di misure e modelli
costruiti da altri per non farci spiccare il volo,
per non essere veramente noi stessi!
Che bello allora Gesù scoprire che siamo “voce”,
che la Parola sei Tu! Ma noi siamo la Tua voce,
ti apparteniamo, parli con noi e attraverso di noi.
Che bello sapere che ognuno di noi
è una sillaba dell’immenso vocabolario d’Amore
col quale parli all’Umanità di ogni tempo.
Sì, siamo solo piccole sillabe,
mancando le quali però
la Tua dichiarazione di Amore all’umanità
sarebbe incompleta.
Chi siamo dunque?
Voci! Fragili, flebili, sì,
ma echi della Tua Parola, del Tuo Amore!
E allora solo la Tua Parola potrà essere lo specchio terso
nel quale ritrovare ogni giorno
il nostro vero volto, la nostra vera identità!

Buona domenica a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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