5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

24 Ottobre 2023 - Martedì

24 Ottobre 2023 - Martedì

 

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Luca – 12,35-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Il tema di fondo di questi detti di Gesù è la vigilanza. Il Vangelo di ieri si concludeva con il monito di Gesù rivolto al ricco che pensava solo a sé stesso: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?» (Luca 12,20). Non sappiamo quando finirà la nostra vita. E menomale! Altrimenti vivremmo nel terrore e saremmo paralizzati dalla paura. Possiamo fare tutti gli scongiuri che vogliamo, ma l’unica certezza che abbiamo quando veniamo al mondo è che da questo mondo arriverà il momento in cui bisognerà partire. E allora cosa dobbiamo fare? Vivere pensando continuamente a “quel” momento? Ma così non sarebbe più un “vivere”, ma un “sopravvivere” ogni giorno all’angoscia e alla paura.
Tuttavia sono convinto che pensare alla brevità della vita possa diventare fonte di sapienza evangelica da trasferire nel quotidiano perché riflettere in modo cristiano sul mistero della morte ci insegna a vivere e a dare valore a questi quatto/cinque giorni che dobbiamo trascorrere sulla terra prima di partire per il Cielo ed entrare nella Vita eterna. Ecco dunque sullo sfondo il tema della vigilanza. L’uomo infatti diventa ciò che attende! Cosa attendiamo noi, la morte, la fine di tutto? Chi attende la morte diventa già adesso schiavo della morte prima ancora di morire. Chi invece attende Gesù, lo Sposo, Colui che infonde in noi lo Spirito Santo che – come diciamo nel Credo – “è Signore e dà la vita”, la Vita che non finisce perché ci partecipa la Vita stessa di Dio! Noi siamo su questa terra stranieri e pellegrini (cfr. 1Pietro 2,11) – anche se già concittadini dei Santi e familiari di Dio (cfr. Efesini 2,19) – consapevoli che non possediamo qui sulla terra una città stabile perché ci aspetta quella futura e definitiva (cfr. Ebrei 13,14) dove si trova il Vivente che ci attende (Filippesi 3,20).
Cosa dobbiamo fare allora? Qual è il fondamento della nostra attesa? Ci risponde l’Apostolo Paolo: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria; a motivo di queste cose l'ira di Dio viene su coloro che gli disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando vivevate in questi vizi. Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla vostra bocca. Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato» (Colossesi 3,1-10).
In questo breve tempo terreno (vivessimo pure cento anni, sarebbe nulla rispetto all’eternità…!) dobbiamo organizzarci una scala di valori che parta dall’“alto” ossia dalla certezza nella fede che siamo chiamati a vivere una vita senza fine, che la Pasqua di Cristo ci ha già fatti risorgere con Lui: siamo già morti e risorti per Lui, con Lui e in Lui. Questa prospettiva dall’alto ci permetterà di dare il giusto valore e il giusto peso alle cose terrene senza cadere nei lacci terribili della cupidigia, dell’avidità, dell’avarizia, autentici lacci diabolici, disumanizzanti e schiavizzanti (come tutto ciò che viene dal Maligno). Potremmo dire in sintesi che il senso della nostra vita è contenuto ed espresso nella Liturgia attraverso la risposta che il popolo dà dopo l’annuncio della consacrazione del pane e del vino: “Mistero della fede”, dice il sacerdote; e i fedeli rispondono: “Annunciamo la Tua morte Signore, proclamiamo la Tua risurrezione nell’attesa della Tua venuta”. Sì, stiamo aspettando il Signore, ogni giorno, pur immersi nelle nostre attività quotidiane, lo stiamo aspettando.
Il nostro vivere, amare, soffrire, gioire, progettare, morire, ha senso solo nella misura in cui sappiamo verso dove stiamo andando, pur carichi delle nostre tante cianfrusaglie. Stiamo andando incontro al Signore che viene a Sua volta incontro a noi. Santa Teresa di Lisieux, ormai in procinto di morire a soli 24 anni, esprimeva quanto stiamo dicendo con una frase semplice ed intensissima: “Io non muoio, entro nella vita”. La nostra vita dunque ha davvero senso se la viviamo come un servizio di amore a tutti, cominciando da quelli di casa nostra. È questo il senso delle parole di Gesù: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli»: “essere svegli” significa vivere con amore e senso del dovere i nostri impegni quotidiani, quelli derivanti dal nostro stato di vita.
Anche quando gli avvenimenti intorno a noi fanno di tutto per farci perdere la speranza e la fede, dobbiamo ripeterci, a volte nel buio della Storia: “Signore, Ti stiamo aspettando, sappiamo che non ci abbandoni mai, che sei sempre con noi”. È questa la vigilanza che ci introdurrà all’incontro con il “Signore che torna dalle nozze” cioè dalla Sua Pasqua con la quale ha sposato per sempre, unendola alla Sua carne crocifissa e risorta, tutta l’Umanità. La nostra vita non va verso “la fine”, ma verso “il Fine” di tutto che è Dio! Verso il pieno compimento di ogni aspirazione umana nell’amore e nella pienezza di sé in Dio.

Caro Gesù,
oggi ci parli di “vigilanza”, di “attesa”.
E lo sai di parlarne con noi
che siamo diventati il concentrato
della fretta, del “tutto e subito”, del “non ho tempo”.
Siamo quelli che se si impalla il pc per pochi secondi
siamo capaci di crisi isteriche da ricovero coatto.
Abbiamo però un problema.
O forse è meglio dire: siamo diventati il nostro problema!
Perché ci ritroviamo stressati, nevrotici,
pieni di opportunità, possibilità, cambiamenti,
ma mai davvero contenti.
Alla fine ci accorgiamo che tutta questa fretta
ha una comune radice: la paura della morte,
come fine di tutto, come ostacolo insuperabile
per la nostra sete di infinito.
E allora caro Gesù, insegnaci a rallentare il passo
che forse ci porta, sì, a raggiungere traguardi “notevoli”,
ma che ci allontana sempre più da noi stessi e da Te.
Insegnaci a dare valore anche agli attimi,
non perché abbiamo paura che fuggano via inesorabili,
ma perché temiamo invece
di non riempirli di amore e di umanità.
Se davvero siamo di quelli che attendiamo solo la morte,
siamo già morti adesso!
Ma se pur tra mille fragilità
siamo tra quelli che attendono Te,
la morte non è più “la fine” di tutto,
ma ci consegna “al Fine” di tutto che sei Tu!
E allora l’attesa che ci chiedi Tu
non è l’immobilismo dei pigri,
ma lo slancio ardente di chi sa
che l’Amore viene incontro ogni giorno.

 

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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