5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

3 Febbraio 2024 - Sabato

3 Febbraio 2024 - Sabato

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Marco – Mc 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Se dovessimo chiederci: “Cosa prova il Signore per noi?”. La risposta deve essere sempre la stessa, indipendentemente da come ci sentiamo o da ciò che stiamo vivendo. Lui prova per ognuno di noi sempre e soltanto compassione! Bisognerà però intendersi bene su questa espressione che nelle radici ebraiche e greche assume ben altri significati rispetto al nostro mondo occidentale. Per noi infatti spesso la parola “compassione” assume una sfumatura negativa come se ponesse chi prova questo sentimento su un gradino più alto rispetto all’oggetto della compassione.
Per esempio, nel nostro linguaggio comune quando abbiamo qualcosa con qualcuno che magari ci ha ferito ci viene detto: “Va bene dài, abbi pietà di quella persona, compatiscila” che in realtà è l’invito a giudicarla come una persona inferiore che non merita nemmeno la nostra rabbia… Ben diversa è la sostanza della compassione di Gesù per noi che si colora subito di sfumature squisitamente materne.
È proprio vero che Gesù ci rivela il volto e il cuore di un Dio che è Padre e Madre al tempo stesso. In ebraico il sostantivo compassione viene tradotto con rahamîm che rimanda alle «viscere di misericordia, amore e tenerezza». Ossia è ciò che una mamma prova quando sente la sua creatura muoversi nel grembo. E lo stesso vale per la lingua greca che traduce la compassione con l’equivalente del verbo splanchnízesthai che significa «avere viscere di tenerezza misericordiosa» come nel brano di oggi.
Se pertanto la compassione di Gesù per noi ha questa risonanza materna allora vuol dire che essa è per noi generativa. Quando la sperimentiamo ci sentiamo rigenerati alla vita, nuovamente compresi e accolti, amati senza condizioni. Sì, lo possiamo dire: è esperienza che ri-crea in noi le condizioni per essere e sentirci veramente figli di Dio tutte le volte che cadiamo nel peccato o quando lo scoraggiamento per le nostre fragilità vorrebbe farci recedere dall’impegno di testimoniare il Vangelo. È esperienza sacramentale che facciamo nella Confessione o tutte le volte che celebriamo l'Eucaristia e prima di accostarci alla Comunione confessiamo tutti insieme: “O Signore non sono degno di partecipare alla Tua mensa, ma di’ soltanto una parola ed io sarò salvato”. È in quel momento che la compassione di Gesù si fa invito ad accoglierLo nel sacramento dell’Eucaristia.
Ancora: sperimentiamo la compassione di Gesù in tanti gesti di tenerezza che ci vengono rivolti, in quelle parole di incoraggiamento che abbiamo ricevuto da un amico, nelle consolazioni che riceviamo nella preghiera. Tutte le volte che ci prostriamo dinanzi a Lui nell’adorazione eucaristica dobbiamo ricordarci che Lui ci sta guardando con struggente compassione, anche se avessimo compiuto i peccati più gravi!
E se davvero abbiamo sperimentato questa compassione nella nostra vita cosa dobbiamo fare? Accogliere l’esortazione che Gesù rivolge al dottore della Legge al termine della parabola del Buon Samaritano: «Va' e anche tu fa' così» (Luca 10,37). Siamo chiamati dunque ad accogliere, gustare e fare circolare la compassione che riceviamo da Dio per fare di essa il fondamento delle relazioni: nei confronti di noi stessi e degli altri. È il modo più efficace per “dire” il Vangelo con gesti e sentimenti concreti, per diventare testimoni credenti e credibili del Risorto, per costruire un’autentica civiltà dell’Amore.

Caro Gesù,
spesso Ti immaginiamo
corrucciato e arrabbiato quando pensi a noi.
Sarà il frutto delle nostre paure infantili
o delle immagini distorte
che ci siamo costruiti di Te!
Quanto è bello invece e terapeutico
sapere che Tu provi per noi
sempre e soltanto compassione.
È una sfumatura delicatissima
del Tuo Amore per noi.
Assomiglia tanto a quelle carezze materne
che ci rassicuravano quando eravamo bambini.
A quel collirio che schiarisce i nostri occhi
abituati ormai alle immagini terribili
delle guerre e delle violenze
e ci fa vedere il Volto
del più bello tra i Figli dell’Uomo,
che ci aiuta a riconoscere il riflesso
di quella bellezza che è anche in noi.
È come un tenue,
delicatissimo raggio di Luce
che dirada le tenebre delle paure
e riscalda il cuore.
È come l’Abbraccio calorosissimo
ricevuto da chi ci aspettava dopo un lungo viaggio.
È il calore della Mano che ci rialza
dopo cadute rovinose
e quando la baciamo per ringraziarLo
ci accorgiamo che è forata… per noi.
È quella compassione che ci rigenera
alla vita dei figli di Dio
e ci fa diventare a nostra volta,
generatori di vita nuova quando
la viviamo verso gli altri.
Ora so Signore che posso gridarti:
“Abbi compassione di me”
e riceverò la tenerezza materna
che mi farà rinascere a vita nuova.

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

Appuntamenti

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