Andare a casa di un amico è sempre un’esperienza di calore, di arricchimento e di serenità. Tanto grande sarà l’intimità con l’amico, tanto più aperta sarà la sua casa. La vera amicizia tocca gli abissi profondi del cuore e si dilata verso tutti. Così è avvenuto per gli amici di Gesù. Il Vangelo ci mostra le porte sempre aperte di tante case: quella di Levi, di Zaccheo, di Marta, Maria e Lazzaro. C’è sempre posto al santo banchetto della misericordia. C’è sempre posto alla cena di nozze dell’Agnello: «Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, poiché tuo sposo è il tuo Creatore» (Is 54,2.5).


Gesù ha un amico di singolare generosità, la cui casa continua a ricevere innumerevoli ospiti da oltre 800 anni. Vi accorrono i credenti, attirati dalla sua santità; vi accorrono gli atei, stupiti dalla sua originalità. Vi accorrono i semplici, affascinati dal suo esempio; vi accorrono i dotti, rapiti dalla sua poesia. Vi accorrono i piccoli, per cercare protezione; vi accorrono i grandi, per trarre ispirazione. La casa di San Francesco d’Assisi è vera dimora di Dio con gli uomini (cfr. Ap 21,3) e ad essa affluiscono tutte le genti (cfr. Is 2,2).

Nella casa di Pietro di Bernardone e di Monna Pica ci sono le fondamenta del santo edificio che il Signore costruirà in San Francesco. Egli è un figlio amato e valorizzato, pienamente inserito nel suo contesto storico e sociale. Nonostante le celebri controversie col padre, culminate con la spoliazione dinanzi al vescovo e alla città di Assisi, San Francesco non compie un gesto di ribellione o di sfida. La vocazione non è la demolizione della propria vita, ma la costruzione di una vita nuova. Per questo Francesco lascia la casa paterna e segue la voce di Colui che gli chiede: «Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (FF 593).


Sono tante le “case di Dio” che San Francesco restaurerà nel corso della sua vita. Le più celebri sono la chiesetta di San Damiano, dove sente la voce del Crocifisso, e quella di Santa Maria degli Angeli, nella località chiamata Porziuncola. Quest’ultima riveste un ruolo fondamentale per la vita del Santo e per i suoi figli. Qui, infatti, San Francesco comprende la sua vocazione; accoglie i primi frati e i voti della giovane Chiara; riceve la grazia del perdono di Assisi; raduna i suoi numerosi figli per il Capitolo delle Stuoie.

Infine, è qui che va umilmente incontro a sorella Morte. La Porziuncola è la dimora del “sì”, tutta impregnata della presenza della Santa Vergine, a cui Francesco cantava: «Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa. Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre» (FF 259).

Anche la casa del nobile Favarone viene scossa da un divino terremoto. La giovane Chiara lascia il suo palazzo durante la notte, per raggiungere Francesco e suoi frati. Nelle mani del Serafico Padre, Santa Chiara consegnerà il suo amore a Cristo e alla sua santa povertà, divenendo madre di una moltitudine di figlie e colonna di carità e di purezza per la Chiesa: “Tu pure, seguendo le sue orme, specialmente l’umiltà e la povertà di Lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute” (cfr. FF 2893).

San Francesco, povero di ogni bene materiale, vive però in un’abitazione stabile e sicura: il Santo Vangelo. Esso è il tempio in cui ha cercato notte e giorno il suo Signore. È la dimora in cui ha imparato a conoscere se stesso e i suoi fratelli. Il Vangelo è la sua Regola, la sua voce e il suo nutrimento: “Poiché sono servo di tutti, sono tenuto a servire a tutti e ad amministrare a tutti le fragranti parole del mio Signore” (FF 180).

La parola “Betlemme” significa “casa del pane”. La notissima rievocazione della notte di Natale, che San Francesco organizza a Greccio, esprime il suo amore grato, appassionato e creativo per il Cristo, Dio fatto uomo e Verbo fatto carne e cibo eucaristico: “Ecco, ogni giorno egli si umilia (Fil 2,8), come quando dalle sedi regali (Sap 18,15) scese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in umili apparenze; ogni giorno discende dal seno del Padre (Gv 1,18; 6,38) sull’altare nelle mani del sacerdote” (FF 144).

La preghiera di Francesco era la casa in cui abitava col suo Signore: se all’improvviso si sentiva visitato da Lui, per non rimanere senza cella, se ne faceva una piccola col mantello (cfr. FF 681). San Francesco si lascia abitare dallo Spirito, tanto che il Celano così lo descrive: “Francesco era solito non trascurare alcuna visita dello Spirito: quando gli si presentava, l'accoglieva e fruiva della dolcezza che gli era stata data, fino a quando il Signore lo permetteva. Egli non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso era tutto trasformato in preghiera vivente” (cfr. FF 682).

San Francesco imparò ad abitare in pace la sua vita, soprattutto nelle sue dimensioni più contraddittorie. Se infatti Francesco è un uomo sfolgorante di letizia, semplicità, mitezza, preghiera e fraternità, egli è, in modo sommo, uomo del dolore. Ammalato, cieco, incompreso, tormentato dai dubbi e dalle fatiche, egli trova la chiave per entrare nella sofferenza, dimora tanto angusta quanto inevitabile. Questa chiave è l’amore di Gesù.

“O Signore mio Gesù Cristo che io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quell’eccessivo amore, del quale tu, Figlio di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori” (cfr. FF 1919). Le stimmate, con cui il Signore marchia a fuoco il suo umile e serafico servo, sono un abbraccio di unione e di ristoro con Cristo Crocifisso. Nel suo Cuore aperto per noi c’è tutta la pace, tutto il bene, tutto l’amore, che vince la paura del dolore e della morte.


La nuda terra: questa l’ultima tenda del pellegrinaggio di San Francesco. La terra avvolge quel corpo nudo, le cui membra piagate avevano da poco abbracciato paternamente i figli presenti e futuri. La terra abbraccia quell’uomo sfinito, la cui voce aveva da poco cantato a sorella Morte corporale. La terra viene scavata in profondità per accogliere le fondamenta di una delle più grandi colonne portanti della Chiesa di Dio. Grazie a San Francesco e a tutti i santi, piccoli e grandi, la casa del Signore non andrà in rovina.

Sono passati 800 anni da quando, quella sera del 3 ottobre, le allodole, amiche della luce e del giorno, annunciarono la nascita di un nuovo astro, che con la sua luce continua a indicarci la strada di casa: la via verso il Paradiso.



