5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

10 Luglio 2024 - Mercoledì

10 Luglio 2024 - Mercoledì

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Il Vangelo di oggi ci racconta la chiamata dei Dodici discepoli. Ciò che più mi colpisce è il fatto che vengano chiamati ognuno per nome! Gesù non guarda all’umanità come ad un immenso, impersonale gregge. Lui conosce ognuno di noi, la nostra storia personale, i nostri drammi e le gioie, le ferite e i sogni. E ci chiama per nome: Lui conosce il mio nome!
Questo è bellissimo e ci fa comprendere che l’Amore che Gesù ci ha rivelato non è un amore solo platonico come quello dei filosofi, un amore “ideale”, romantico… È un amore estremamente concreto e drammatico a tal punto che lo porterà ad incarnarsi per noi e morire per ognuno di noi e risorgere per donarci la Vita per sempre.
E se è vero che ci conosce e ci chiama per nome allora vuol dire che non è morto solo per tutta l’umanità, ma è morto proprio per me e per te! Ciò che Gesù desidera ardentemente è avere una relazione personale, intima, a Tu per tu con ognuno di noi. Nella versione del Vangelo di Marco troviamo un particolare che conferma quanto stiamo dicendo: «Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui» (3,14). La cosa più importante non è “fare” qualcosa per Lui, ma “stare” con Lui, desiderare la Sua compagnia nella preghiera, immergere il nostro cuore nella Sua Parola perché sia lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino.
Ci chiama innanzitutto per passare dall’ansia di fare tante cose (anche buone) per Lui alla consapevolezza di essere-figli chiamati ad amare e lasciarci amare. E quanto più sarà vera e personale questa esperienza tanto più diventerà poi comunitaria, perché Dio è Comunione! Dopo questa esperienza di intimità con Dio potremo “fare” delle cose con Lui e per Lui.
E qual è il compito dei discepoli di ogni tempo? Dice Gesù: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino». Dobbiamo fare sentire che il Regno di Dio abita già in noi che siamo già adesso «concittadini dei santi e familiari di Dio» (Efesini 2,19). Dobbiamo trasmettere a coloro che incontriamo l’Amore di Dio, che abbiamo sperimentato, attraverso la compassione, la solidarietà, l’attenzione agli altri e ai loro bisogni, il perdono, comunicando una visione della vita che pur tenendo conto delle realtà terrene materiali sappia far intravedere il Cielo che è in noi e oltre noi.
Quindi tutti siamo chiamati, non solo i sacerdoti e i consacrati, ma tutti i battezzati dobbiamo sentire questo impegno, questo desiderio, questo slancio del cuore ormai conquistato dall’Amore e che desidera solo che questo Amore sia conosciuto da tutti, come scrive l’Apostolo Paolo: «L'amore del Cristo infatti ci possiede» (2Corinzi 5,14) e ci spinge ad annunciarlo; non a “dimostrarlo”, ma a “mostrarlo” con la nostra vita. L’incontro con Lui infatti è decisivo e trasformante: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2Corinzi 5,17).
Il nostro cuore stamattina deve esplodere di gioia perché Lui ha chiamato proprio me e te ad incendiare il mondo secondo il Suo desiderio: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Luca 12,49). Essere chiamati vuol dire semplicemente sentirsi dei piccoli legnetti che Gesù vuole utilizzare per alimentare il falò del Suo Amore.

Caro Gesù,
grazie perché ci chiami per nome!
È bellissimo sapere che per Te
non siamo una folla anonima,
una massa di persone cui dare ordini
e dirigere come burattini.
Tu conosci ognuno di noi, personalmente
e pronunci i nostri nomi
con amore e tenerezza infiniti.
Ci chi-ami, ossia ci ami
e ci chiedi con la Tua delicatezza divina
di essere disponibili per una cosa sola:
lasciarci amare da Te ed amare tutti
col Tuo stesso Amore.
È questa l’essenza di ogni chiamata,
di ogni vocazione.
Siamo stati creati e chiamati
solo per amare, per vivere
nell’Amore e per Amore.
E quando davvero ne prendiamo coscienza
diventiamo annunciatori del Tuo Regno
e facciamo sentire a chi incontriamo
la Tua Presenza amante in noi,
non con le parole e discorsi difficili dei teologi,
non con il linguaggio duro dei rabbini,
ma con i balbettii semplici dei bambini
che restituiscono con piccoli gesti
l’amore grande che ricevono.
Fa’ che oggi, pur immersi nelle tante cose da fare,
sentiamo nell’angolo più profondo del nostro cuore
la Tua voce che pronuncia il nostro nome:
e sentiremo il Cielo
irrompere nel nostro quotidiano,
dando senso e direzione ad ogni cosa.

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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