5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

13 Novembre 2023 - Lunedì

13 Novembre 2023 - Lunedì

 

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Luca – 17,1-6

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Il messaggio che Gesù vuole trasmetterci ruota intorno a due esperienze che ogni discepolo è chiamato a vivere: la misericordia e la fede. Senza la misericordia non possiamo superare lo scandalo e perdonare dal profondo del cuore. Ecco perché stamattina facciamo nostra la preghiera degli Apostoli: «Accresci in noi la fede!». Sì, quella fede che nasce dall’esperienza della Sua misericordia. È la fede che si fonda su un pilastro insostituibile sia nel rapporto tra noi e Dio sia nel rapporto tra di noi: la relazione! Abbiamo bisogno di una fede grande che non consista solo nell’affermare l’esistenza di Dio, vivendo poi delle vite come se non esistesse. È la fede che diventa fiducia, affidamento proprio perché vissuta all’interno della relazione.
Senza questi atteggiamenti il nostro rapporto con Dio rimane freddo, distaccato, continueremo a pregarlo e a chiedergli delle grazie, ma rivolgendoci ad un Dio che pensiamo sia fuori di noi, come fanno i pagani, dimenticando che questo Dio si è fatto carne, è entrato nella Storia dalla porta principale d’ingresso che è il grembo di una Donna. Dimenticando che questo Dio non è “fuori” di noi, ma “in noi”.
Ascoltiamo le parole di Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Giovanni 14,23). “Dimora di Dio” ormai è il nostro nuovo nome, la nostra nuova condizione dopo la Pasqua. È la fede allora che si accresce facendo memoria grata degli interventi di Dio nella nostra vita, dei Suoi passaggi attraverso fatti, persone, situazioni, incontri, eventi concreti. È un Dio concreto Colui che ci ama e per questo ci chi-ama per essere testimoni credenti e credibili del Suo Amore nel nostro tempo.
Grazie a questa fede non ci scandalizziamo per il male che vediamo intorno a noi (e tante volte anche dentro di noi) perché sappiamo che tutto è nelle mani di Dio e che se non interviene nell’immediato per impedire il male è solo perché rispetta in modo assoluto la nostra libertà. E tuttavia manifesta la Sua misericordia nel trasformare il male in un bene ancora più grande proprio grazie alla Sua azione misericordiosa sul mondo e nel mondo. Con i Suoi modi e i Suoi tempi che non corrispondono alle nostre attese umane (cfr. Isaia 55,6-11).
Ecco perché la fede è quella fiducia nell’Amore che in certi momenti ci farà gridare: “Signore, non capisco, ma mi fido e mi affido a Te”. È questa la fede che smuove le montagne di ostacoli esteriori ed interiori che intralciano il nostro cammino. È la fede che non si fonda più sulla contabilità di quello che noi facciamo per Dio, ma sull’esperienza di quello che Lui fa per noi e che parte sempre dal balsamo della misericordia che Lui spalma sulle nostre ferite.
Ecco perché ci viene chiesto di perdonare sempre, perché il perdono ci “divinizza”. E siccome sappiamo dalla parabola del “figlio prodigo” (cfr. Lc 15,11-32) che il peccato introduce la morte nella nostra vita e il perdono restituisce la vita a ciò che è morto, nel chiederci di perdonare sempre, Gesù non ci sta chiedendo solo di “essere superiori al male ricevuto”, ma di essere “come Dio” (questo è il senso di “divinizzare”) ossia riportare la vita laddove il male ha creato la “morte” dell’incomprensione e della divisione. Perdonando partecipiamo dello stesso potere di Dio di “dare la vita”. Ancora una volta il Vangelo ci ricorda chi siamo: figli, amati, perdonati e inviati nel mondo per amare e perdonare come fa Lui.

Caro Gesù,
sono tanti gli scandali
che ogni giorno provocano tanto male:
nel mondo, nella Chiesa, dappertutto.
Sono talmente tanti che forse lo scandalo più grande
è proprio quello di non scandalizzarci più,
di farci il callo, di abituarci al male.
Ecco perché oggi suona forte il Tuo grido:
“State attenti a voi stessi”.
È l’invito a mantenere vigile la coscienza,
a non lasciarci addormentare
dai sedativi dei mass media usati male.
È l’invito a riscoprire la bellezza di appartenere a Te
partendo dall’esperienza della Tua misericordia
che trasforma i nostri cuori
e ci introduce nella fede vera
che non consiste nel “credere che esista qualcosa”,
ma nello sperimentare che esiste Qualcuno
che ci ama personalmente,
che ci chi-ama per nome, che conosce le nostre storie.
Nello scoprire che esisti Tu, l’Amore fatto carne,
che Ti stiamo a Cuore, che stiamo nel Tuo Cuore.
È questa l’esperienza che ci fa sentire
l’urgenza di perdonare, sempre,
per nutrire la mente e il cuore di amore e di pace,
per non intossicarci più
con il risentimento e il rancore,
per non avvelenarci più
con il cianuro dell’odio e della vendetta.
Sì Gesù, lo chiediamo anche noi,
discepoli del Terzo Millennio,
prolungamento della voce dei Tuoi Apostoli:
«Accresci in noi la fede!».
Per imparare ad amare.
Per imparare a vivere.
Per imparare ad essere veramente
figli di Dio e fratelli di tutti.

 

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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