5 minuti con Gesù

Commento al Vangelo del giorno a cura di P. Antonio Maria Carfì

26 Gennaio 2024 - Venerdì

26 Gennaio 2024 - Venerdì

Carissimi Amici, buongiorno a tutti! Dio è Amore!

Mettiamoci in ascolto della Parola di Gesù:

Dal Vangelo secondo Marco – Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

È bello immergersi nel Vangelo perché in qualsiasi brano Gesù ci rivela sempre due cose: chi è Dio e chi siamo noi! Nelle due parabole di oggi ci viene rivelato innanzitutto che il Padre è Colui che semina costantemente i semi del Regno, il quale ha un dinamismo suo che è quello della carità che gli permette di germogliare e crescere. È una semina senza soste, senza pentimenti perché il Padre sa che arriveranno i frutti. Chi siamo noi? Noi siamo questo seme nel quale il Padre ha posto la Sua speranza.
Ed è bellissimo vedere come Gesù parla di noi e della nostra evoluzione verso la Vita eterna: il chicco di grano diventa stelo (la nostra gioventù), poi spiga (il tempo della nostra vita adulta) e poi la spiga si riempie di chicchi che diventeranno la farina per il pane che sfamerà gli uomini (la nostra vocazione a donarci agli altri).
Infine guardate con quanta delicatezza Gesù parla della nostra morte: «e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Sì, la morte – che per chi non crede è la fine di tutto – altro non è che il tempo della “mietitura” ossia quando abbiamo completato la missione che Dio ci ha affidato e siamo pronti per la trasformazione da spighe per questo tempo terreno a grano maturo per la Vita eterna.
Inoltre mi piace sottolineare il fatto che il seme che diventa spiga piena di chicchi è il simbolo del nostro essere stati creato “per gli altri” ossia per diventare cibo buono per la fame di amore, di solidarietà, di amicizia e calore umano per tutti coloro che incontreremo nel nostro cammino. Ancora: in questa spiga piena di chicchi possiamo vedere la comunione tra di noi, la Chiesa, la comunità, l’“insieme” che ci rende più forti, come diceva spesso il Beato padre Puglisi: «Se ognuno fa qualcosa, allora possiamo fare molto».
La stessa idea del Regno come vocazione ad “essere per gli altri” la ritroviamo nella seconda parabola: il chicco di senape che è il più piccolo in natura, ossia il Regno è fatto di tante piccolissime cose. Non dobbiamo preoccuparci se siamo piccoli, fragili, deboli, invisibili agli occhi del mondo; anzi più lo siamo, più siamo adatti a fare nostre le esigenze del Regno. E tuttavia questi semi piccolissimi che siamo noi possiamo diventare piante così grandi che molti uccellini (le persone) potranno trovare in noi ristoro, riposo e ombra nei giorni “caldi” della loro vita.
Dunque il Regno è fatto per i piccoli che diventano “grandi” nell’amore facendo della propria vita, ognuno con la sua vocazione, un dono per Dio e per gli altri. L’ultima annotazione: «Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa». Quanto è bello sapere di essere anche oggi tra coloro che Gesù chiama “in privato” per spiegare ogni cosa. Ci tiene Gesù a farci comprendere la Sua Parola che non trasmette sapienza e insegnamenti umani che passano col tempo, ciò che Lui dice è per l’oggi e per l’eternità: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Luca 21,33). Ci viene voglia di prendere in prestito le parole di Pietro e dire con lui: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Giovanni 6,68-69).

Caro Gesù,
Tu sai che noi tutti
abbiamo l’istinto di conservazione.
Cosa buona in sé,
ma a causa del peccato si tramuta spesso
in un egoismo senza limiti,
dove il nostro “io”
viene prima di ogni altra cosa.
E nell’illusione di conservare
questo nostro “io” obeso
e perennemente affamato di soddisfazioni
sprechiamo tantissime energie
per ritrovarci alla fine con le mani e il cuore vuoti!
Quanti sforzi inutili per cercare
di tenere tutto sotto controllo…
Tu invece ci riveli oggi qual è
il “segreto” per essere felici.
Innanzitutto essere piccoli,
come chicchi di grano e semi di senape
che accettano la logica dello “scomparire”
per trasformarsi in qualcosa di bello
per gli altri e per sé stessi.
Sì, ci insegni che c’è più gioia
nel dare che nel ricevere;
che è bello aprire il cuore
come le braccia di un albero
per accogliere chi ha bisogno
di riposarsi nella nostra amicizia;
che è bello trasformarsi da “chicchi” egoisti
e ripiegati in sé stessi,
in spighe ricche e belle
perché piene di chicchi come noi
desiderosi di diventare farina e pane profumato
per la fame di amore di chi ci sta accanto.
Parlaci ancora Gesù, parlaci sempre!
Perché la Tua parola sia ogni giorno
lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino.
E capiremo davvero chi sei Tu
e chi siamo noi per Te!

Buona giornata a tutti! La Mamma Celeste ci benedica e sorrida sempre!

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